La carne di maiale ha una lunga storia nella tradizione culinaria del nostro paese, mentre per nutrire i nostri amici a quattro zampe sembra non essere mai stata troppo utilizzata. Scopriamo perchè.



Il maiale era un tempo considerato il re della tavola, ed il suo allevamento era di vitale importanza nell’economia e nella cultura contadina nel nostro paese.

La sua “investitura” (così chiamata in Emilia) era un rito, al pari della raccolta del frumento o della vendemmia, un’occasione di festa che coinvolgeva tutta la famiglia, o addirittura anche i vicini di casa che venivano invitati ad aiutare nella preparazione e lavorazione delle carni, un’operazione che poteva durare anche diversi giorni. Del maiale infatti non si buttava via niente.




Un po’ per questo e soprattutto anche perché la carne suina deve essere cotta prima di venir servita al cane (cruda potrebbe portare il morbo di Aujeszky o pseudorabbia), sta di fatto che i nostri amici non la hanno quasi mai mangiata, a differenza delle carni di pollo o manzo. Ragion per cui, ad oggi, la si può considerare praticamente una fonte proteica ipoallergenica nella nutrizione del cane.

La carne di maiale è infatti un’ottima fonte di proteine ad alto valore biologico, ricca di vitamine del gruppo B, di ferro, selenio e altri minerali essenziali che contribuiscono a delinearne un profilo nutrizionale di alto livello. Da considerarsi un’ottima alternativa alle più classiche carni di pollo e manzo.