Per il quinto appuntamento alla scoperta del mondo degli allevatori, abbiamo incontrato Sergio Scagnetti, corpo e anima dell’Allevamento della Ninfa Nobel a Tavullia, in provincia di Pesaro Urbino.



Questi mesi hanno visto Sergio dividersi tra la sua casa nelle Marche e Venezia, presso il padiglione Germania all’interno della prestigiosa Biennale. Ma andiamo con calma e scopriremo tutto quanto.

Come nasce la passione per il Dobermann e come diventi allevatore?
È una razza che mi ha affascinato fin da bambino: è un cane elegante, è fiero e ha un portamento davvero impressionante. Appena ho potuto, ho iniziato il percorso di allevatore, prima a livello amatoriale, poi, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni Duemila ho richiesto l’affisso strutturando così la mia attività. Negli anni questo progetto si è ingrandito sempre più e anche grazie al costante impegno e aiuto quotidiano di mia moglie Emanuela, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. È stato un mix di cose che mi ha colpito e che in questi anni si è rafforzato molto, tanto da trasformare la passione per una razza in una scelta di vita che ormai da 30 anni porto avanti.




Molto spesso si parla del Dobermann come un cane cattivo… è così?
No, anzi, è stato forse il voler cercare di abbattere e andare contro questo stereotipo che mi ha portato ad appassionarmi e affezionarmi a questa razza. È evidente che è un cane che va particolarmente seguito e addestrato bene. Per questo motivo, all’interno del mio allevamento ho inserito anche corsi di addestramento. 

Ci racconti come funzionano e a chi sono rivolti?
Sono corsi di educazione di base e avanzata, aperti a cuccioli e cani adulti sia di razza che meticci. L’obiettivo è quello di creare un giusto rapporto cane-padrone, in modo che diventi possibile gestire, in tutta tranquillità ed in ogni occasione, l’amico a 4 zampe. 

Infatti, una volta raggiunto l’equilibrio tra cane e padrone e instaurata la corretta relazione, possedere un cane diventerà un’esperienza unica, che permetterà giorno dopo giorno di crescere insieme. Nei casi più complessi è previsto l’intervento per la correzione di problemi comportamentali, con eventuali verifiche effettuate con sopralluoghi nell’ambiente abituale del cane. 

Cosa vuol dire per te allevare questa razza?
Oggi, il mio allevamento Ninfa Nobel è composto da 25 esemplari. Ho cercato di essere molto attento alla selezione negli anni, scegliendo soggetti e stalloni certificati dal punto di vista cardiaco in modo da prevenire l’insorgere di patologie cardiovascolari, problematica a cui il dobermann è purtroppo spesso incline. Questa attenzione nella selezione di razza mi ha permesso di riuscire a ridurre a zero le morti per questo fattore.




Come funziona la tua giornata tipo?
Ci si sveglia presto e si va a dormire tardi (ride). Tra cure, addestramento, stare dietro e tenere puliti cani e allevamento sono sempre molto indaffarato, la giornata è sempre scandita in modo preciso. 

Quanto è importante l’alimentazione per la salute e la longevità del cane? 
È sicuramente molto importante. Penso, ad esempio, ad alcune malattie che si sono diffuse negli ultimi anni e che, secondo il mio parere, sono il risultato di mangimi di pessima qualità. Per quanto mi riguarda, la scelta accurata delle materie prime invece contribuisce al benessere, alla fertilità e alla qualità della vita dei miei Dobermann.

Sono convinto che sia indispensabile un rapporto solido di fiducia tra allevatore e produttore di mangime, perché l’alimentazione influisce in modo evidente nella vita dei cani.  

In questi ultimi mesi ti dividi tra Tavullia e Venezia, dove tre dei tuoi Dobermann sono parte attiva di un’istallazione all’interno della Biennale. Per concludere ci racconti questa esperienza e in che cosa consiste la performance? 
Un po’ di tempo fa sono stato contattato dagli organizzatori del Padiglione Germania, per far partecipare alcuni dei miei Dobermann ad una performance all’interno della Biennale di Venezia. 




I Dobermann sono quindi diventati i protagonisti della performance dell’artista Anne Imhof e del suo “Faust”, opera vincitrice del Leone d’Oro, che si basa sull’interazione e sulla relazione tra uomo e cane. In questo contesto si crea una dualità dove non si distingue più chi osserva o chi è osservato, lo spettatore non sa se sia lì per guardare ciò ce sta accadendo o se sentirsi controllato dai performer e dai cani che sembrano guardiani. Infatti questa location è al contempo un luogo che si erge monumentale e protetto da animali minacciosi ma anche una sorta di laboratorio, di acquario, dove, tra pareti bianche e di vetro, uomini e cani vengono osservati. Un ambiguo scenario dove rimane sospeso il dubbio di chi guardi e di chi si debba sentire osservato.

Il fatto che gli organizzatori del Padiglione Germania abbiano contattato proprio me è sicuramente un grande attestato di stima del lavoro che svolgo con i miei cani. Per la buona riuscita di questa performance, infatti, è indispensabile che alla base ci sia un buon addestramento e che i cani siano equilibrati in modo che possano essere anche loro il più sereni possibile durante questo soggiorno.

Per scoprire di più su Sergio e il suo allevamento date un’occhiata al sito Internet http://www.allevamentoninfanobel.com/ oppure seguite "Allevamento Dobermann della Ninfa Nobel" su facebook. Se invece vi ha incuriosito l’opera “Faust” e volete saperne di più troverete altre informazioni a questo link http://www.deutscher-pavillon.org/